Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > Occhi nel buio #6
incesto

Occhi nel buio #6


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
03.04.2026    |    20.897    |    1 10.0
"Ero semi-nuda, la magliettina corta sollevata sui fianchi, il cetriolo abbandonato ai piedi del letto..."
Mi chiamo Sara e in pochissimo tempo avevo stravolto completamente la mia vita. Il sesso e il piacere erano diventati il centro di tutto. Ogni pensiero, ogni respiro, ogni momento libero mi spingeva sempre più profondamente in quel mondo proibito. Mi sentivo attratta da esso come da una forza irresistibile: il sapore salato della sborra sulla lingua, il bruciore del culo che si allargava, l’odore denso di eccitazione e ormoni che mi restava sulla pelle per ore. Ero diventata dipendente dal brivido del taboo, dalla vergogna che si trasformava in piacere.
Con l’arrivo di papà tutto si dovette fermare… o quasi.
Papà tornò a casa il venerdì sera. Il taxi si fermò davanti al cancello e l’aria fresca della sera portò subito il suo profumo familiare: dopobarba agrumato con note di cuoio e quel leggero odore di aereo che gli restava sempre addosso. Mamma aprì la porta con il suo sorriso da moglie perfetta, elegante in un abito midi di lino beige chiaro che le fasciava morbidamente il corpo maturo senza rivelare nulla di eccessivo. I capelli raccolti in uno chignon morbido, un filo di trucco discreto, décolleté beige con tacco medio. Sembrava la santa di sempre.
Io ero dietro di lei, con un vestitino corto di cotone bianco leggero, scollatura rotonda e orlo che arrivava a metà coscia. Sotto non portavo niente. Papà entrò con due pacchetti eleganti. Per mamma un flacone di Chanel N°5, la bottiglietta di vetro satinato che brillava sotto la luce dell’ingresso. Per me un braccialetto d’argento con un piccolo ciondolo a forma di cuore. «Per le mie donne,» disse abbracciandoci forte. Il suo abbraccio era caldo, protettivo. Io sorrisi, ma dentro sentivo un nodo allo stomaco. Solo pochi giorni prima lo zio mi aveva sborrato in bocca nel parcheggio del supermercato e mi aveva sfondata il culo con un cetriolo. Ora papà mi regalava un cuore d’argento. Un brivido di vergogna e eccitazione mi attraversò.
Quella sera ci portò a cena fuori, in un ristorante italiano elegante con luci soffuse color ambra e tovaglie di lino bianco. Mamma era impeccabile: rossetto rosso discreto, profumo di Chanel che si diffondeva ogni volta che si muoveva. Io avevo scelto un abitino nero aderente, con la schiena completamente nuda fino all’attaccatura del culo. Mentre papà parlava del lavoro, dei colleghi, del ritorno a casa, io annuivo e sorridevo, ma la mia mente era altrove. Pensavo continuamente alla “sorpresa” che lo zio e Marco stavano organizzando per me e per mamma. Chissà cosa sarebbe stato. Chissà quanto mi avrebbero aperta, quanto mi avrebbero usata. Sentivo la fica bagnarsi lentamente sotto il vestito, il desiderio che mi pulsava tra le gambe a ogni piccolo spostamento sulla sedia.
Tornati a casa, papà si mise comodo sul divano con un bicchiere di whisky. Mamma gli si sedette accanto, la mano sulla sua coscia, la moglie devota di sempre. Io dissi che ero stanca e mi chiusi in camera mia. La porta si chiuse con un clic leggero. Il cuore mi batteva forte. Tirai fuori da sotto il letto il cetriolo grosso che lo zio aveva comprato. Era ancora lì, verde scuro, spesso, la superficie ruvida. Lo unsi generosamente con la crema idratante alla vaniglia che tenevo nel cassetto. L’odore dolce si mescolò al profumo della mia eccitazione.
Mi abbassai gli slip, mi misi a quattro zampe sul letto e provai a spingermelo dentro. La punta premette contro il mio ano. Spinsi. Il dolore arrivò subito, acuto, ma sotto c’era quel piacere oscuro e familiare. Non entrava. Provai a sedermi sopra, lentamente, temendo che il cetriolo si rompesse dentro di me. Niente. Ero frustrata, sudata, la fica che colava umori sulle lenzuola. «Cazzo…» mormorai tra i denti, mordendomi il labbro.
Alla fine mi arresi. Mi infilai una magliettina corta che mi copriva appena il culo e andai in punta di piedi verso la camera dei miei. Bussai piano. «Mamma… posso parlarti un attimo?»
Lei uscì subito, avvolta nella sua camicia da notte di seta bianca che le scivolava morbida sui seni pieni, i capezzoli scuri che si intravedevano sotto il tessuto leggero. Papà era già mezzo addormentato. «Che succede, tesoro?» sussurrò.
In bagno le mostrai il cetriolo. La voce mi tremava leggermente. «Lo zio ha detto che devo allenarmi… che devo tenerlo largo per la sorpresa. Ma non ci riesco da sola.»
Mamma mi guardò con quegli occhi caldi e complici. Mi attirò a sé e mi baciò sulla bocca, un bacio lento, profondo, la lingua che sfiorava la mia con tenerezza proibita. Le sue mani scesero subito sul mio corpo: una mi strinse un seno da sopra la magliettina, pizzicandomi il capezzolo già duro, l’altra scivolò sotto la stoffa e mi afferrò il culo nudo, le dita che affondavano nella carne morbida. «La mia porcellina…» mormorò contro le mie labbra, continuando a baciarmi mentre mi toccava le tette e il culo con avidità. Poi mi fece appoggiare al lavello di marmo freddo, la pancia contro la superficie liscia. Mi alzò la magliettina, mi aprì le natiche con le mani morbide e calde. Due dita unte di crema entrarono nel mio culo con facilità, poi tre. Sentivo le sue dita muoversi dentro di me, allargarmi con cura, prepararmi. «Brava, tesoro… rilassati,» mormorò piano contro il mio orecchio, continuando a baciarmi il collo e a stringermi un seno.
Poi prese il cetriolo. Lo spinse lentamente. Urlai piano, trattenendo il fiato con forza. Il dolore era intenso, ma il piacere che seguiva era ancora più forte. Lo infilò fino in fondo, lo mosse dentro e fuori un paio di volte, lentamente, facendomi gemere contro il lavandino. Poi lo lasciò lì, completamente dentro di me. Prese la mia mano e la posò sul cetriolo. «Mantienilo, Sara. Non toglierlo finché non te lo dico io.» Mi diede un ultimo bacio sulla spalla nuda, le labbra calde sulla mia pelle, e tornò in camera.
Papà chiese qualcosa dal letto. Sentii la voce calma di mamma: «Niente di importante, amore. Aveva una scheggia nel dito che le faceva male.»
Tornai in camera con il cetriolo ancora piantato dentro. Era enorme, mi riempiva completamente. Mi sdraiai sul letto, aprii le gambe e iniziai a spingere e tirare quel mostro verde con movimenti lenti e profondi. Ogni affondo mandava scariche di piacere al clitoride. La fica colava copiosamente. Mi toccai con l’altra mano, due dita dentro, il pollice che girava sul clitoride gonfio.
Dalla camera dei miei arrivavano i suoni: il letto che cigolava ritmicamente, i grugniti bassi e profondi di papà mentre scopava mamma. Immaginai il suo cazzo entrare nel culo di mamma, proprio come il cetriolo stava entrando nel mio. Spinsi più forte, più a fondo. I gemiti di mamma arrivavano soffocati attraverso il muro. Venni in un orgasmo devastante e silenzioso, il corpo che tremava violentemente, la fica che sprizzava umori sulle lenzuola mentre il cetriolo restava sepolto nel mio culo aperto. Rimasi lì, ansimante, con l’immagine di papà che fotteva mamma ancora negli occhi.
Il giorno dopo, sabato mattina, mamma entrò in camera mia per svegliarmi. Ero semi-nuda, la magliettina corta sollevata sui fianchi, il cetriolo abbandonato ai piedi del letto. Lei lo raccolse senza dire una parola e lo portò in cucina. Tornò dopo un minuto con qualcosa in tasca.
«Questo è quello che ho usato io per allenare il mio culo,» disse piano, mostrandomi un plug anale nero da 5 cm, lucido, con una base a fiore discreta. «A volte ci dormo ancora.»
Lo presi tra le dita. Era pesante, freddo al tatto. Me lo infilai in bocca, lo bagnai abbondantemente con la saliva guardando mamma dritto negli occhi. Poi spostai la magliettina corta che mi copriva appena il culo, aprii leggermente le gambe e lo spinsi dentro. Il mio ano, già abbastanza aperto dal cetriolo della sera prima, lo accolse con un piccolo risucchio umido. Trattenni il fiato per un attimo, sentendo il plug sistemarsi al suo posto. Poi mi alzai. Camminai per la stanza: il plug non si muoveva. Era lì, dentro di me, un peso costante e delizioso che mi faceva sentire piena e usata. Camminavo un po’ goffa all’inizio, ma presto presi confidenza. Sorrisi. Baciai mamma sulla bocca, un bacio lungo e appassionato, la lingua che cercava la sua.
«Grazie, mamma,» sussurrai. «Lo toglierò solo quando torno a casa stasera.»
Lei mi accarezzò il viso con tenerezza. «Brava la mia porcellina. Tuo padre non deve sospettare niente.»
La giornata era lunga. Uscii con il plug dentro. A metà mattina ero talmente bagnata e desiderosa di cazzo che non ce la facevo più. Mi fermai in un bar del centro. Mi sedetti a un tavolino esterno. Appena mi appoggiai, il plug si conficcò più a fondo nel culo, strappandomi un gemito soffocato.
Venne da me un cameriere sulla quarantina, alto, con un po’ di barba sale e pepe. Ordinai un caffè a mezza voce, ma con la mano gli sfiorai deliberatamente la cerniera dei pantaloni. Lui fece finta di niente, visto che ero una giovanissima, ma io insistetti. Lo guardai negli occhi e ripetei il gesto, più lento, più deciso.
Il cameriere si chinò leggermente e mi sussurrò: «Vai in bagno. Tra un minuto ti raggiungo.»
Di lì a poco anche lui entrò nel bagno delle donne. Chiusi la porta dietro di noi. «Ho troppa voglia di cazzo,» gli dissi con voce roca. Gli abbassai la cerniera e tirai fuori il suo cazzo. Era grosso, molto grosso, spesso e venoso. Non riuscivo a mettermelo tutto in bocca. Lo leccai dalla base alla cappella, sbavando, succhiando con avidità.
Lui mi fece abbassare i jeans. Vide il plug nero nel mio culo e sorrise: «Ecco ora capisco…»
Mi fece piegare a 90 gradi sul lavandino. Mi tolse il plug con un rumore umido e mi infilò il suo cazzo enorme nel culo. Entrò come burro, senza quasi resistenza. Cominciò a scoparmi forte, chiamandomi porca, troia, zoccola. Io godevo come una pazza, spingendo indietro contro di lui. Venni violentemente, il corpo scosso da spasmi. Anche lui esplose dentro di me, riempiendomi il culo di sborra calda e densa. Poi si ritrasse, prese il plug e me lo rimise dentro a mo’ di tappo. «Così stai bella piena per un po’…» disse con un ghigno.
Ero contenta, soddisfatta. Quel cazzo enorme mi era entrato nel culo come burro. La giornata era ancora lunga e quando tornai a casa ero molto eccitata, la fica fradicia e il culo pieno di sborra tappato dal plug.
Ma papà era lì, seduto sul divano. Dovevo darmi una calmata. Sorrisi, lo baciai sulla guancia e andai in camera mia, cercando di nascondere il tremore delle gambe e il desiderio che ancora mi bruciava dentro.
La settimana della tentazione era appena iniziata. E io non sapevo quanto ancora sarei riuscita a resistere.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
10.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Occhi nel buio #6:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni